quando incontrai silvio

ho incontrato Silvio Berlusconi solo una volta. nella primavera del 1995.

e non credo lui si ricordi di me.

all’epoca ero giovane ed idealista, i miei capelli erano molto più lunghi, le mie convinzioni decisamente più affilate. erano passati pochi mesi dalla caduta del suo primo governo, e di certo il deputato Berlusconi non era di buon umore.

mai prima d’ora ero entrato nei palazzi del potere, avevo compiuto da poco 21 anni, ed ero stato invitato a partecipare ad una riunione di un neonato partito politico (la cui brevissima vita rende inutile la citazione del nome. nessuno di voi lo rammenterebbe). la mezza dozzina di deputati che ne faceva parte cercava supporto nel paese reale e nella (all’epoca di gran moda) società civile. in quei mesi andai molto fiero di quella convocazione alla Camera dei Deputati, oggi con disincanto credo fossero disperati se consideravano me il loro riferimento politico per la mia Regione. ma questa è un’altra storia.

ero entrato da poco, da un ingresso laterale, a Palazzo Montecitorio, sotto lo sguardo severo di un usciere che rimbrottò per il mio abbigliamento. un cartello, all’ingresso, invitava gli uomini ad avere giacca e cravatta. i mie blue jeans sgualciti, e la camicia a quadri, non rientravano nell’etichetta del luogo. mi lasciarono entrare a patto che promettessi di tener il giubbotto chiuso finchè avessi raggiunto la mia destinazione. promisi.

le indicazioni che avevo ricevuto dal mio contatto eran semplici:

entra, prendi il primo ascensore che trovi, sali al 4 piano e poi chiedi dell’onorevole B***

così feci, con più esitazione del previsto, e l’emozione dei miei vent’anni. trovai l’ascensore, e premetti l’apposito bottone per chiamarlo. alla Camera dei Deputati non sembravano risparmiare sul riscaldamento, e così, sicuro di esser lontano da occhi indiscreti, aprii la cerniera del mio piumino e lo sfilai.

alcuni passi veloci alle mie spalle mi fecero sobbalzare. temevo fosse l’usciere. accidenti, mi hanno beccato. mi voltai in fretta, cercando di assumere un’aria d’innocenza, quando lo vidi. si, era proprio lui. stava lì, di fronte a me. al suo fianco,  Gianni Letta. mi guardò per un secondo. con curiosità. e mi dimenticò. si voltò verso Letta e cominciarono a borbottare tra loro.

io feci finta di non riconoscerlo. mi ricordo la bassa statura e le orecchie grandi. non lo degnai di un secondo sguardo.

per dirla con Guccini,

a vent’anni si è stupidi davvero

avrei potuto salutarlo, scambiare qualche parola, e chiedergli il numero di telefono.

ed oggi saprei dove chiamarlo per avere la Mini Cooper in regalo.

 

un giovane Silvio Berlusconi

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