Caro Gianfranco Fini

Onorevole Presidente,

Gianfranco Fini

quasi un anno fa le scrissi una lettera che mai prima avrei immaginato di comporre. La spedii dal Giappone, in una busta bianca con un francobollo dorato, poche parole con inchiostro nero su carta di riso. Le volli esprimere la mia solidarietà, onorevole Fini, per lo scontro con il Presidente del Consiglio. Per la prima volta in Italia, in quel giorno di fine aprile, una voce si alzò per contrastare l’onorevole Berlusconi sul terreno della politica e non già dell’invidia personale. Lei seppe opporre idee e ragionamenti nuovi alle trite utopie di un berlusconismo (allora) in declino. Credetti per un istante, Presidente Fini, che un altro mondo fosse possibile. E non già nello spirito antidemocratico dipietrista, né tantomeno in quello dell’opportunismo politico casiniano (ahimè casinista non sembra suonar bene, in italiano).

Devo dirle, Presidente, che mai avrei creduto di poter apprezzare, un giorno, le parole ed i gesti (politici, s’intende) d’un uomo con la sua storia: “missino” nella mia cultura e nel mio immaginario suona ancora d’insulto. Eppure lei, onorevole Fini, seppe andare oltre, e far crescere un sentimento nuovo nel cuore degli italiani. Ma si sa, i sentimenti son come le rose, e se anche crescono dal letame (lo ammetto, non son parole mie, Fabrizio De André mi perdonerà), ecco che sfioriscono in tre giorni.

Oggi, onorevole Presidente, mi chiedo se la sua sia stata una strategia suicida (il che confermerebbe ancora una volta quello che dicono i suoi Colonnelli, ovvero che lei sia diventato di sinistra!) o piuttosto un’abile mossa concordata con il Presidente del Consiglio. Da quel giorno di aprile, da quella direzione del Partito della Libertà, la maggioranza che sostiene il governo si è ampliata, il consenso nel paese reale (non quello delle piazze) si è rafforzato, ed il declino del berlusconismo è stato arrestato da un nuovo entusiasmo politico!

Uno ad uno, deputati e senatori di Futuro e Libertà, stanno rientrando alla casa del padre. Ed il suo nuovo partito, onorevole Fini, sembra ora una trovata comica dei Monty Phyton. Vede, Presidente, immagino che tra un mesetto o due anche lei lascerà la via di Damasco per quella di Canossa. E se quel giorno, quando sederà per un caffè con l’onorevole Berlusconi, si dovesse ricordare di me, e della mia profezia, avrei una cortesia da chiederle. Ho letto infatti che il Presidente del Consiglio sia solito regalare Mini Cooper a chi non abbia una macchina. Ecco, siccome io ne sono sprovvisto, potrebbe dire al presidente Berlusconi, che ne vorrei una. Ma che sia blu.

Cordiali saluti.

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