ci vuole fede

Caro Direttore, 

Emilio Fede

la prima immagine che ho di Lei, è una tragedia. Era il 10 giugno 1981, un mercoledì, ed il piccolo Alfredino Rampi  cadde nel pozzo. Avevo sette anni, all’epoca. Non mi avvicinai più nemmeno al pozzo dei desideri. Ricordo le 18 ore di diretta televisiva. Uno strazio. Bruno Vespa ancora non conduceva Porta a Porta, e ci siamo risparmiati il plastico del pozzo artesiano. Ma Lei, caro direttore, non ci risparmiò altro.

Con la stessa tenacia, molti anni dopo, tenne l’Italia con il fiato sospeso per le vicende giudiziarie della prima tangentopoli. Grazie a Lei, il giornalista da marciapiede entrò nell’immaginario collettivo.  Paolo Brosio si costruì una piccola fama nazional-popolare, e ci vedemmo costretti a conoscere anche l’anziana madre. Lei, direttore, sa bene che non è solo il sonno della ragione, a generare mostri. Ed il buon Brosio fu il suo Golem.

Le scrivo, caro dottor Fede, da un paese che comprende poco questa nostra Italia. Deve sapere infatti che ragioni di lavoro, se non già di scienza, mi hanno condotto da alcuni anni a vivere in Svezia. Un paese dalle sensibilità acute, ma dai sapori (non solo culinari) semplici e spesso insipidi, popolato da persone riservate cui la natura ha donato ampi spazi verdi e poco senso dell’umorismo. Un luogo altro dal Bel Paese: l’Italia è ricca di sapori e di umane vicende, ma  ha perso ogni sensibilità, anestetizzata da anni di tragedie televisive più che dagli scandali grotteschi di questi giorni. E dunque solo lo spirito ed il senso dell’ironia son rimasti a me, spettatore, non partecipe, delle sorti dell’Italia.

In quel giugno di 30 anni fa, ho appreso da Lei, caro Direttore, come nel nostro Paese assopito, il momento più opportuno per ogni scelta sia quello in cui ci risvegliamo per l’acutezza del dolore. E dunque mi permetto, proprio oggi, nel pieno di una bufera politica e giudiziaria che sembra oscurare le Sue giornate, di chiederLe di intercedere per me presso il Presidente del Consiglio. Ho letto infatti che l’onorevole Berlusconi ha dichiarato di voler regalare, nella sua generosità, una Mini Cooper a chiunque non abbia una macchina.

Emilio Fede

Ecco, vede, dottor Fede. Io ho due lauree, parlo l’inglese, ma non possiedo un’automobile. Se Le capitasse di incontrare il Presidente, in questi giorni, potrebbe fargli presente la mia situazione? Gliene sarei grato.

E mi raccomando, si ricordi, che la mia, la vorrei blu.

Cordiali saluti.

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